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domenica, 20 gennaio 2008



INSIEME AL PAPA

 

Capisco coloro che avversano la Chiesa: questo è un brutto momento. E’ in atto infatti una controffensiva che lascia quantomeno sconcertati. Anche perché a guidarla si badi bene non è il solito Santo defilato e estraneo alle gerarchie, che a furor di popolo si impone sulla scena. E che quindi in definitiva può risultare perfino simpatico, proprio per la sua avversione vera o presunta alla Chiesa di Roma Qui è il successore di Pietro in persona a scendere in campo e a dare vita ad un rivolgimento e rinnovamento radicali. A mio avviso Benedetto XVI con la sua opera sta garantendo la sopravvivenza alla chiesa di Cristo che altresì, avrebbe rischiato di perdersi nelle trappole della modernità. Ma in cosa consiste il suo merito? Egli si è accorto per tempo che il pensiero cristiano era troppo pregiudicato, troppo contaminato. Aveva rinunciato alla propria identità, abdicato a favore di un inutile, quanto sterile compromesso. Capitalismo e marxismo a partire dalla fine della seconda guerra mondiale hanno contaminato il corpo ancora sano della nostra società rurale e contadina. L’uno proponendosi come modello di sviluppo economico vincente, l’altro come modello culturale incontrastato di lotta e militanza, scuola di formazione creativa e critica per le future generazioni. Noi non ce ne rendiamo conto ma entrambi sono penetrati in ciascuno di noi, plasmando, modificando, alterando la nostra struttura cristiana, fino a tal punto da renderla irriconoscibile. Da vanificarne gli effetti benefici. Un tessuto culturale poco alla volta si è andato disfacendo, corrodendo, senza che ne fossimo consapevoli. Il mercato ha generato egoismo, la cultura marxista sfiducia e nichilismo. Un mix di componenti che hanno dato vita alla società nella quale attualmente viviamo. Per pensare questi processi in atto non dobbiamo andare molto lontano. Si pensi alla corsa all’arricchimento, sfrenata e senza regole, che ha cominciato a diffondersi all’interno delle nostre famiglie, benessere avanzamento sociale e successo sono diventati in breve tempo valori di riferimento; all’indottrinamento che tutti noi abbiamo subito a cominciare dalle scuole, per finire ai mass media, che ha avuto come unico scopo quello di negare la verità, e vanificare quindi la sua ricerca: se esiste una opinione comune, frutto però della mente di pochi cervelli ben pensanti che stabiliscono ad esempio che il divorzio è cosa giusta, così come l’aborto, cosa pretendi tu piccolo omuncolo cattolico che te ne vai anacronisticamente in cerca della verità?
Benedetto XVI ha visto tutto questo come del resto prima di lui il suo predecessore, ma più di Giovanni Paolo II il Grande possiede una intelligenza e un coraggio non comune, che lo spingono ad indagare, a dialogare, a scovare il nemico lì dove si annida. E cioè nei pensieri di tutti i giorni, in quel tessuto di dialoghi e relazioni che formano il nostro vivere quotidiano. La Chiesa di Benedetto XVI non sta allontanando i fedeli, continua a chiamare a raccolta, rinnova il suo appello all’unità dei cristiani, ma lo fa con maggiore chiarezza rispetto al passato avendo il coraggio della propria identità. Forte dell’annunzio evangelico, che soltanto Cristo risorto salva, soltanto il suo corpo guarisce il cuore dell’uomo.
Essere oggi in piazza San Pietro a dare il nostro sostegno al papa ci è sembrato il minimo.

Alberico


Postato da Adan alle 18:50 in cultura, chiesa, papa
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